Supporti audiovisivi privi di contrassegno Siae: "...in assenza di dolo il fatto non costituisce reato..."


Il 2 dicembre scorso il Tribunale Penale di Siena ha emanato una sentenza che manda assolto il titolare di una impresa rivenditrice di supporti audiovisivi nostra associata, alla quale le forze dell'ordine nel giugno 2003 avevano sequestrato supporti audio privi di contrassegno Siae, ma originali ed acquistati lecitamente, perché "il fatto non costituisce reato".
Norina Vieri, Presidente Nazionale di Fismed-Confesercenti, ha espresso "la più viva soddisfazione per l'esito della tribolata vicenda, perché un giudice della Repubblica italiana, ha finalmente tenuto conto delle osservazioni critiche mosse alla legge da parte delle associazioni di categoria".
Ha proseguito esprimendo "un sincero compiacimento per la liberazione da un incubo nel quale è stato gettato un collega che, peraltro, ha subito un ingiusto sequestro di prodotti leciti e a dovuto sostenere delle sostanziose spese legali per contrastare il contenuto perverso di una legge ottusa voluta pervicacemente dalle major discografiche, nonostante le ripetute sollecitazioni da noi avanzate affinchè si producessero supporti con bollino Siae protetto." Dunque si tratta di un positivo risultato che potrà essere pienamente apprezzato dopo la lettura delle motivazioni della sentenza (prevista entro 90 giorni), che potranno essere utilizzate positivamente da tutti i colleghi che vivono la stessa esperienza.
Tale pronunciamento è un segnale molto importante verso il Parlamento ed il Governo, ai quali rivolgiamo l’ennesimo appello per procedere urgentemente alla modifica della legge 633/41 e successive modificazioni, nel senso auspicato dalle associazioni di categoria.
Tuttavia, Fismed-Confesercenti, non appena in possesso delle motivazioni della sentenza, esaminerà tramite il proprio Ufficio Legale la possibilità di consentire agli associati coinvolti ingiustamente, di intentare una azione legale verso lo Stato (per sequestro indebito di beni) e le aziende produttrici (per l’irresponsabilità mostrata in qualità di fornitori di prodotti assoggettati a pesanti sanzioni penali e amministrative), per la richiesta di danni morali e materiali.