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La
Corte di Cassazione con tre sentenze ha stabilito che non
costituisce reato la semplice assenza del contrassegno Siae sui
supporti contenenti opere dell’ingegno. Per altro la stessa Corte
ribadisce, in modo rilevante, che “era ed è vietata qualsiasi
attività che comporti l’abusiva diffusione, riproduzione o
contraffazione delle opere dell’ingegno” in violazione del
diritto d’autore. Tali attività restano passibili di sanzioni
penali. Per ciò che concerne il contrassegno, la stessa Corte ha
applicato, nella sua massima estensione, il principio proposto dalla
Corte di Giustizia Europea, secondo cui il bollino Siae è
qualificabile come regola tecnica. Questa regola, non essendo stata
comunicata in via amministrativa dallo Stato Italiano all’Unione
Europea, non è rilevante penalmente nei confronti dei privati, che
non appongono il contrassegno sui supporti.
La
Corte di Cassazione, però, precisa come già detto, che se non
costituisce reato la mancata apposizione del contrassegno, continua
ad essere reato l’abusiva riproduzione, utilizzazione,
commercializzazione di supporti pirata. Di supporti, cioè, che
riproducano opere dell’ingegno senza l’autorizzazione dei
legittimi titolari dei diritti: autori, produttori,
artisti-interpreti, ecc. ecc.. La Suprema Corte afferma che
l’assenza del contrassegno continua a mantenere una sostanziale
“valenza indiziaria della illecita riproduzione” e a segnalare
in pratica, abusi in materia di proprietà intellettuale. Ma per
stabilire l’esistenza di reati di pirateria, oltre al bollino,
servono ulteriori elementi di accertamento. La presenza del
contrassegno è, dunque, una garanzia utile ed efficace per
eliminare ogni dubbio sulla legittimità dei prodotti, rimanendo in
pratica la prova determinante che è stata chiesta alla SIAE la
licenza per la riproduzione meccanica delle opere tutelate. Il
bollino Siae nasce proprio come strumento d’immediata utilità,
sia per i consumatori, sia per le Forze dell’Ordine: serve,
infatti, a riconoscere facilmente i prodotti legittimi da quelli
pirata e ad arginare il diffuso fenomeno della contraffazione di
opere tutelate dal diritto d’autore. Un fenomeno che, purtroppo,
ha recato e reca danni ingentissimi agli autori, agli editori e
all’ intera filiera dell’ industria culturale e che ha visto
l’Italia più volte collocata nella “lista nera” dei Paesi a
più alto tasso di pirateria per i supporti fisici (CD, DVD)
contenenti opere dell’ingegno.
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