La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del P.M. del Tribunale di Mantova avverso la sentenza in data 13.1.2006 del Trib. di Mantova



DIRITTI D'AUTORE 
Cass. pen. Sez. III, (ud. 16-01-2007) 20-02-2007, n. 7105 


SENTENZA

Svolgimento del processo


Con la sentenza impugnata il Tribunale di Mantova ha assolto M.R. dai reati: 1) di cui alla L. n. 633 del 1941, art. 171 ter, comma 1, lett. d), perchè il fatto non sussiste; 2) di cui alla medesima L., art. 171 quater, comma 1, lett. a), perchè il fatto non costituisce reato.

Il M. era stato tratto a giudizio per avere detenuto per la vendita nella sua videoteca, a fini di lucro, due videocassette VHS prive del contrassegno SIAE (capo 1), nonchè per avere concesso abusivamente in noleggio o, comunque, destinato al noleggio videocassette VHS contenenti videogrammi di opere cinematografiche per le quali il produttore aveva vietato il noleggio, dissimulando la reale natura di noleggio della cessione ai clienti delle predette videocassette mediante la stipulazione di un contratto di vendita di quote millesimali in multiproprietà di ogni singolo supporto audiovisivo; contratto da considerarsi nullo per illiceità della causa.

Il giudice di merito ha accertato in punto di fatto, con riferimento al reato di cui al capo 1), che in effetti le videocassette di cui alla contestazione recavano il contrassegno SIAE. Ha osservato, invece, in ordine alla fattispecie contravvenzionale di cui al capo 2) che il contratto di cessione in multiproprietà dei supporti audiovisivi non rientra tra le forme contrattuali (vendita con patto di riscatto o sottoposta a condizione risolutiva) che l'art. 171 quinquies equipara al noleggio e che in materia penale non è possibile un'interpretazione analogica della disposizione citata per estendere l'equiparazione delle fattispecie contrattuali illecite ad altre non previste dalla norma.

La sentenza ha rilevato inoltre che le videocassette di cui si tratta, per la maggior parte contenute in un apparecchio per la distribuzione automatica (videobank), erano solo detenute per la cessione a terzi, con la conseguenza che non risulta integrata la fattispecie penale di cui alla contestazione.

Avverso la sentenza ha proposto ricorso il Procuratore della Repubblica presso il predetto Tribunale, che la denuncia con due motivi di gravame limitatamente alla assoluzione dell'imputato dal reato di cui alla L. n. 633 del 1941, art. 171 quater, comma 1, lett. a).


Motivi della decisione


Con il primo motivo di impugnazione la pubblica accusa ricorrente deduce la violazione ed errata applicazione della legge penale in relazione alla affermata insussistenza della condotta di noleggio delle videocassette.

Si deduce che il giudice di merito ha erroneamente qualificato l'esposizione delle videocassette nel videobank quale detenzione a fini di noleggio e non come cessione a titolo di noleggio.

Si osserva in proposito che l'imputato aveva posto in essere tutti gli atti necessari per realizzare la fattispecie del noleggio delle videocassette, mentre il contratto si perfezionava successivamente con l'intervento autonomo del cliente che, dall'esterno della videoteca, selezionava la videocassetta, a mezzo del videobank, e ne otteneva così il noleggio, senza alcun ulteriore intervento del noleggiatore.

Con il secondo mezzo di annullamento si denuncia, per violazione di legge, la esclusione del contratto denominato "plurivision System", di cessione in multiproprietà dei supporti audiovisivi, dall'ipotesi di reato ascritta all'imputato.

Si deduce sul punto che la sentenza impugnata ha erroneamente desunto dal riferimento alle ipotesi contrattuali previste dalla L. n. 633 del 1941, art. 171 quinquies, la liceità della cessione delle videocassette, effettuata mediante la vendita di quote millesimali in multiproprietà delle stesse. Si osserva a proposito dell'articolo citato che il legislatore doveva necessariamente riferirsi a forme contrattuali tipiche, disciplinate dal codice civile, al fine di individuare ipotesi di contratto in frode ai divieti imposti dalla legge sul diritto d'autore; che, pertanto, la mancata previsione normativa delle modalità di cessione delle videocassette posta in essere nel caso in esame non vale ad escluderne la illiceità penale, in quanto contratto in frode alla legge.

Si osserva sul punto che per i contratti nominati o tipici il legislatore ha già effettuata una preventiva valutazione della loro liceità e ritenuto meritevoli di tutela gli interessi perseguiti dai contraenti, mentre per i contratti atipici occorre verificare di volta in volta se l'operazione negoziale posta in essere dalle parti rispetti i requisiti formali e sostanziali indispensabili affinchè l'accordo possa essere riconosciuto dall'ordinamento, considerato meritevole di tutela e lecito, in quanto in particolare non contravvenga a norme imperative; si osserva poi che la cessione di beni in multiproprietà, con riferimento ai beni mobili, costituisce un contratto atipico, essendo tale istituto disciplinato solo con riferimento ai diritti reali su immobili dal D.Lgs. 9 novembre 1998, n. 427, emanato in attuazione della direttiva europea 94/47/CE; che il tipo di contratto posto in essere dall'imputato, indipendentemente dal nomen iuris attribuito al medesimo, integra in effetti un'ipotesi di noleggio delle videocassette, e, pertanto, deve qualificarsi quale contratto in frode alla legge, facendosi rilevare in particolare che, nel caso in esame, dalla cessione delle videocassette non derivavano gli effetti costitutivi del trasferimento del bene in multiproprietà, bensì quelli propri di un contratto di noleggio.

Con memoria difensiva l'imputato ha contestato la fondatezza dei surriportati motivi di gravame.

Il ricorso non è fondato.

Osserva il Collegio con riferimento al primo motivo di gravame che secondo l'ormai consolidato indirizzo interpretativo di questa Suprema Corte in ordine alla fattispecie contravvenzionale di cui al secondo capo di imputazione, "Non integra il reato di cui alla L. n 633 del 1941, art. 171 quater, lett. a), la detenzione di videocassette per il noleggio all'interno di un esercizio commerciale, in quanto la disposizione citata, sanzionando il comportamento di chi concede in noleggio o comunque in uso, a qualunque titolo, originali, copie o supporti lecitamente ottenuti di opere tutelate dal diritto d'autore, richiede, invece, l'effettivo compimento di tali atti." (sez. 3^, 200506339, Sciarappa, RV 231118; conf. sez. 3^, 200606407, Farnedi, RV 233098).

Il Collegio condivide l'indirizzo interpretativo espresso nelle citate pronunce alla cui motivazione, assolutamente esaustiva, si rinvia.

Non è sufficiente ad integrare il reato, pertanto, la mera detenzione delle videocassette per il noleggio o il compimento di atti prodromici al noleggio, finchè il contratto tra noleggiatore e cliente non si perfezioni.

Nel caso in esame, pertanto, l'assoluzione dell'imputato dal reato di cui alla L. n. 633 del 1941, art. 171 quater, comma 1, lett. a), che peraltro doveva essere pronunciata con diversa formula, si palesa conforme all'enunciato principio di diritto, non essendo stato accertato dal giudice di merito il compimento di un atto di noleggio da parte del M..

E' appena il caso di rilevare a proposito dell'accertamento di fatto che la predisposizione delle videocassette VHS per il noleggio in un distributore automatico non determina certamente la sussistenza del reato, che si consuma solo con l'effettivo noleggio delle videocassette da parte del cliente, a nulla rilevando il fatto che la condotta del noleggiatore abbia posto in essere tutte le condizioni necessarie per il perfezionamento dell'illecito.

Il rigetto del primo motivo di gravame è assorbente delle censure formulate con il secondo.

Per completezza di esame va tuttavia rilevato che questa Corte non condivide, nei termini riportati nella corrispondente massima, l'indirizzo interpretativo espresso in una recente pronuncia di questa stessa Corte (citata sez. 3^, 200606407, Famedi, RV 233097), secondo il quale la formula contrattuale posta in essere nella fattispecie di cui alla contestazione (vendita in multiproprietà o "pro quota" di opere riprodotte in musicassette o dvd di cui sia vietato il noleggio) deve ritenersi in ogni caso lecita, non rientrando tra quelle che la L. n. 633 del 1941, art. 171 quinquies, equipara al noleggio.

E' evidente, infatti, che il legislatore nell'equiparare al noleggio le ipotesi contrattuali indicate nella disposizione citata ha preso in esame esclusivamente la fattispecie della vendita, che di per sè è lecita, in quanto sia stata consentita dal titolare del diritto d'autore, per equipararla alla concessione in noleggio in quei casi in cui, mediante l'introduzione delle pattuizioni aggiuntive o delle clausole tipiche citate da detto articolo, può produrre effetti equivalenti a quelli del contratto vietato dall'autore, ma non ha certamente inteso escludere la illiceità di qualsiasi altra forma contrattuale, mediante la quale si realizzi la violazione del divieto imposto dalla legge con riferimento alle predette opere.

La L. n. 633 del 1941, art. 171 quater, comma 1, lett. a), infatti, sanziona la condotta di chiunque, abusivamente ed a fini di lucro, "concede in noleggio o comunque concede in uso a qualunque titolo, originali, copie o supporti lecitamente ottenuti di opere tutelare dal diritto d'autore".

Sicchè appare evidente che la concessione illecita delle videocassette possa essere integrata anche mediante l'utilizzazione di fattispecie contrattuali atipiche, che nella sostanza producano gli effetti propri del noleggio o comunque di una concessione in uso delle videocassette o dvd, nonchè ogni qual volta sia stata raggiunta la prova che il contratto posto in essere dalle parti è simulato e che il rapporto effettivamente voluto dalle stesse aveva le caratteristiche proprie di una abusiva concessione in uso.

Peraltro, come si rileva dalla lettura della disposizione citata, il divieto di qualsiasi forma contrattuale che realizzi la abusiva cessione in uso dei supporti audiovisivi di opere tutelate dal diritto d'autore costituisce l'ipotesi tipica della fattispecie contravvenzionale, sicchè l'applicazione della norma penale nelle ipotesi diverse da quelle indicate nella L. n. 633 del 1941, art. 171 quinquies, non richiede affatto un'interpretazione analogica o estensiva della stessa.

Per l'assorbente infondatezza del primo motivo di gravame il ricorso, pertanto, deve essere rigettato.


P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso del P.M.

Così deciso in Roma nella pubblica udienza del 16.1.2007
Depositata in Cancelleria il 20 febbraio 2007